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25 marzo 2013

A scuola i viticultori del Ferrari per uve sempre più salubri

Sono perfette le uve destinate a diventare Ferrari. E non solo perfette: sono anche salubri, che è come dire uve sane e coltivate con criteri che non offendono in alcun modo la natura, neppure la natura circostante i vigneti, e i viticultori. Questo avviene non soltanto nei vigneti di proprietà Ferrari ma anche in quelli di tutti coloro, oltre 500, che conferiscono le loro uve alla casa trentina. E perché la coltivazione delle uve chiamate poi a diventare Ferrari sia nel rispetto del rigido protocollo che la casa si è imposta, si tengono ogni anno corsi di aggiornamento che coinvolgono tutti i viticultori legati. Così è anche quest’anno: filo conduttore degli incontri, quattro in tutto, che si sono iniziati il 6 marzo e che propongono in cattedra esperti di collaudato valore, realizzare una viticoltura di montagna che sia sempre più sostenibile. Nel primo incontro, che, come tutti gli altri, si è tenuto nella sala conferenze Interbrennero, si è parlato dell’uso più corretto possibile degli antiparassitari affrontando il tema della “deriva” (fenomeno per cui il prodotto antiparassitario non rimane solo nel vigneto trattato ma arriva all’esterno dello stesso colpendo altre colture, suolo pubblico, abitazioni, giardini) come problema cardine per una loro razionale, corretta ed efficace distribuzione sulle colture. Nel secondo, giovedì 14 marzo, sono stati illustrati da un medico oncologo, aspetti e dati tossicologici relativi a principi attivi utilizzati in viticoltura con particolare focus sulla realtà trentina.
Mercoledì 20 marzo sono state ascoltate le testimonianze di coloro che applicano la viticoltura biologica in territori profondamente diversi, come Veneto, Friuli, Toscana. Il corso si concluderà subito dopo Pasqua, giovedì 4 aprile, con le indicazioni della linea di sostenibilità Ferrari per questo 2013 attraverso la presentazione della terza edizione del protocollo denominato “Viticoltura salubre e sostenibile di montagna”.
“Gli incontri”, commenta Marcello Lunelli vicepresidente Ferrari, “raccontano la nostra visione: i vigneti nei quali nascono le uve chiamate a diventare Ferrari devono interpretare in modo esemplare quella sostenibilità che ci siamo proposti e che sta a significare non una semplice parola, che oggi è di moda, ma una inattaccabile salubrità delle uve, di chi le produce e del territorio che le ospita. A tutto vantaggio delle bollicine e di chi le godrà”.