Il tuo browser non è aggiornato!

Aggiornalo per vedere questo sito correttamente. Aggiorna ora

8 giugno 2016

L'arte dell'Ospitalità

Qual è il segreto dell'Arte dell'Ospitalità?

Le Cantine Ferrari lo hanno chiesto a grandi protagonisti della ristorazione internazionale che hanno animato, a Palazzo Serbelloni a Milano, un intenso dibattito per approfondire il ruolo che servizio, ambiente e accoglienza rivestono nell’esperienza enogastronomica.

Proprio la convinzione dell’importanza di questi elementi ha portato la casa trentina a istituire, in collaborazione con “The World's 50 Best Restaurants”, il  “Ferrari Trento Art of Hospitality Award” che verrà consegnato il 13 giugno a New York, nel corso dell’attesissima serata in cui saranno svelati i migliori ristoranti del mondo secondo questa prestigiosa classifica.

In attesa di scoprire quale ristorante si distinguerà per aver reso il servizio un elemento memorabile, vi proponiamo i passaggi più significativi dell'incontro di Milano.

L'arte dell'ospitalità significa regalare ai nostri ospiti un'esperienza che coinvolga tutti i sensi e lasci un ricordo indelebile. Lavorare con gioia per poter sorridere in modo autentico, sapersi prendere responsabilità anche al di sopra del proprio ruolo, essere onesti e puntare sempre a migliorare, avere rispetto degli ospiti, dei colleghi e dell'ambiente e, infine, saper fare squadra: questi gli ingredienti principali della ricetta dell'ospitalità. Andreas Caminada, Chef di Schloss Schauenstein in Svizzera.

Al The Clove Club incoraggiamo il personale a essere se stesso, abbattendo i formalismi tipici del grande ristorante, che a volte creano una barriera con l'ospite. È essenziale capire chi si ha di fronte e comportarsi di conseguenza, leggere il linguaggio del corpo, aprire il dialogo con il sorriso e semplici domande, ma anche lasciare spazio all'intimità del tavolo. L'arte dell'ospitalità è legata a tanti elementi: personalità, adattabilità, passione, amicizia e lavoro di squadra. Daniel Willis, General Manager di The Clove Club a Londra

La chiave dell'armonia e dell'eccellenza di una sala è conoscere le doti personali di ciascun dipendente e cercare di adattarle ai suoi compiti, perché ognuno possa esprimere al meglio se stesso, ovviamente nei limiti delle regole che il ruolo impone. Raffaele Alaimo, Amministratore Delegato del Gruppo Alajmo.

Il Ristorante è dove si ristorano e, in qualche modo, anche restaurano le anime. La cucina gioca un ruolo importante, ma non predominante rispetto al servizio, che non è soltanto quello al tavolo, ma parte ancor prima, dal momento della prenotazione. Nel nostro lavoro regaliamo sogni, ma il vero segreto per riuscirci è, come ha detto Bob Dylan,“svegliarsi la mattina, andare a letto la sera e nel mezzo fare quello che si desidera fare”. Massimo Bottura, Chef dell’Osteria Francescana di Modena.

Senza passione è impossibile dare tutto se stesso e lavorare come se l'attività fosse propria, che è il vero segreto di questa professione; l'accoglienza, vissuta in questo modo è un lavoro straordinario, che permette ogni giorno di arricchirsi a livello personale e di mettersi in gioco, affrontando sempre nuove situazioni. Mauro Governato, Direttore dell'Hotel Four Season di Milano.

La qualità dell'esperienza dipende da vari fattori fra cui l’ equilibrio del valore costo-qualità, la partecipazione attiva all'esperienza, il bilanciamento tra aspetti tecnologici (che permettono “effetti speciali”) e umani (come la passione e il sentimento) – ciò che oggi si definisce high-tech/high touch – la visione d'insieme e, infine, una location piacevole e accattivante, in cui  vanno studiati nel dettaglio luci, interior design, temperatura, profumi e musica. Severino Salvemini, Professore Ordinario Università Bocconi.

Oggi il cuoco ha un grande valore mediatico, ma il 60% di una esperienza enogastronomica è fatta dalla sala, quindi “che i ragazzi la smettano di voler fare i cuochi e facciano i camerieri!”. Gualtiero Marchesi, considerato il fondatore della “nuova cucina italiana”.